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Piscopo

Piscopo

Piscopo 800 400 Yuri Guccione

 

– Quei due sono già da 3 ore che amoreggiano nella stanza da letto. – pensava il Detective Piscopo appostato fuori dalla casa con il chiaro intento di  spiare i due amanti dalla finestra.

– Sono stufo di stare qui fuori ad aspettare, adesso faccio un’entrata ad effetto pazzesca e li colgo in fragrante. – si convinceva dentro di sé il Detective.

Era stato assunto dalla Signora Bossi che da sei mesi non era più sicura della fedeltà del marito. L’obiettivo era seguire il marito e in caso di tradimento Piscopo avrebbe dovuto portare delle foto con la faccia della meretrice alla Signora Bossi. Piscopo appostato fuori dalla casa ripeteva dentro di sé:

– Fare delle foto, portarle alla Moglie, scoprire l’amante della Moglie.

I due nella stanza erano nascosti sotto a delle larghe lenzuola  bianche che li coprivano completamente, solo ogni tanto e in modo convulso si intravedevano dei volti o delle parti dei loro corpi nudi. La villetta dove la coppia amoreggiava era circondata da un basso cancello che non fu un difficile ostacolo per l’intraprendente Piscopo che lo scavalcò con un salto e si andò ad acquattare proprio sotto la finestra della camera da letto.

Piscopo si fermò a riflettere continuando a ripetere dentro di sé:

– Fare le foto, portarle al Marito, scoprire l’amante dell’amante. –

– Da fuori la finestra non riesco a fare delle belle foto. – pensò il Detective.

– Devo introdurmi nell’abitazione per coglierli in fallo. – prese gli arnesi del mestiere e iniziò a scassinare la porta d’entrata dell’abitazione. Ci vollero 30 infruttuosi minuti prima che Piscopo appoggiandosi inavvertitamente alla maniglia capì che era aperta. Un colpo di fortuna inaspettato che fece entrare in casa il Detective con un sorriso a 36 denti. Piscopo fece il primo passo nella casa provocando un sonoro scricchiolio. Si accorse in quel momento che il pavimento era interamente in parquet marrone a spine di pesce. Il Detective allora optò per una delicata camminata in punta di piedi, ma il parquet rispose con un secondo sonoro scricchiolio. Piscopo era fermo nell’atrio in equilibrio su un piede solo quando decise di procedere carponi, ma anche in questo caso il parquet non sembrava contento continuando a scricchiolare senza sosta. Il Detective arrivò alla porta della camera da letto dove si trovavano i due amanti strisciando come un verme. Una volta di nuovo in piedi con la stessa delicatezza abbassò lentamente la maniglia della porta cercando di non produrre nessun rumore, ma si bloccò di colpo a pensare:

– Ora entro e con voce grave gli dico: colti con le mani  nella marmellata. –

– Anzi meglio dire ci siete cascati come due pere cotte. –

– No no aspetta, se parlo di pere a due persone nude magari possono nascere delle incomprensioni. –

– Dai Piscopo non puoi rimanere fuori dalla porta per tutta la vita. –

– Trovato dirò vi ho rotto le uova del paniere. –

– Si si le uova si rompono come i sogni infranti di questi due ingenui amanti che pensano di sfuggire alle indagini del Detective Piscopo. –

Piscopo aprì di colpo la porta della camera ed urlò in modo incomprensibile:

– Vi ho rotto le pere cotte!!! –

Da sotto il lenzuolo bianco apparvero i coniugi Bossi che urlarono per lo spavento. Il Signor Bossi senza pensarci due volte saltò addosso a Piscopo buttandolo a terra e urlandogli così vicino alla faccia da inondarlo di saliva:

– Ma tu chi cazzo sei?!?! Pazzo maniaco!!! –

La Signora Bossi intervenne prontamente e tirò su da terra il marito dicendogli in modo confuso:

– Tesoro questo è un Detective privato che ho assunto per capire se mi tradisci con altre donne o mi sei fedele. –  il marito ancora più arrabbiato si mise a urlare più forte contro la moglie:

– Ma come cazzo ti sei permessa di dubitare della mia fedeltà, sei più pazza di questo coglione con questo borsalino in testa. Perché mai avrei dovuto tradirti?? –

– No tesoro non dire così, negli ultimi mesi sei sempre stato assente, tornavi a orari improponibili e non avevi mai voglia di stare con me. –

I due ora erano faccia a faccia, tutti e due nudi e tutti e due rossi in faccia dalla rabbia. Nell’angolo per terra stava ancora sbattuto Piscopo che non aveva capito niente:

– Ma se  quella è la Signora Bossi e quell’altro è il Signor Bossi le foto le devo dare a tutti e due o solo a uno dei due? –

– Chissà che entrata ad effetto pazzesca ho fatto? Vi ho rotto le uova nel paniere. Che colpo di genio! – pensava dentro di sé senza rialzarsi da terra.

Intanto i due coniugi si erano buttati addosso i primi vestiti che avevano trovato per la stanza e continuavano a discutere animosamente sulla fedeltà o non del marito e della loro vita coniugale. Piscopo finalmente si rialzò da terra e immediatamente venne ricoperto di insulti dai coniugi Bossi:

– Ma le sembro l’amante di mio marito? Io sono la moglie brutto pirla, sono quella che l’ha assunta! –

– Ma quale amante qui ci siamo solo mia moglie e io. Nessun altro! Che cazzo di Detective hai assunto? Non ti ha neanche  riconosciuta. –

Il Signor Bossi scoppio in una risata nervosissima mentre la Signora Bossi continuava a chiedere spiegazioni a Piscopo:

– Ma come cazzo segue le sue indagini lei? Si droga? Si ricorda almeno chi sono io? –

– Certo! Signora Bossi: fare delle foto, portarle alla Moglie, scoprire l’amante del marito. – rispose impettito Piscopo.

– Adesso avrà capito che si tratta di un clamoroso errore! Come si è permesso di introdursi in casa mia? Proprio quando mio marito aveva finalmente deciso di dedicarmi delle attenzioni!! – continuò la Signora Bossi.

Piscopo anche se profondamente offeso nell’orgoglio ammise l’errore e consegnò i soldi che la Signora Bossi gli aveva dato per assumerlo. Stava uscendo dalla camera da letto quando un tassello fuori posto del parquet lo fece cadere a lato nella camera vicino a degli armadi. Il Signor Bossi andò su tutte le furie e lo prese per il bavero della giacca e cercò di buttarlo fuori dalla stanza, ma Piscopo prontamente si aggrappò alla maniglia dell’armadio che nella confusa colluttazione si aprì.

– E’ questa troia da dove salta fuori? – Esclamò la moglie.

– Perché cazzo c’è una donna nuda nel nostro armadio? –

– Figlio di puttana ecco perché questa sera avevi così voglia di scoparmi! –

– Un altro mistero risolto dal Detective Piscopo. Tutti sono felici e soprattutto io, che mi sono ripreso, anzi guadagnato, i soldi risolvendo con ineffabile bravura investigativa questo complicato caso di adulterio! – pensava ad alta voce Piscopo ormai uscito dalla villa dei Bossi.

Stava tornando a casa con la sua fedele Dacia Duna color grigio metallizzato quando, una volta parcheggiata sotto casa, decise di fermarsi a bere una cosa veloce al solito bar dove festeggiava tutte le sue vittoriose indagini.

– Cedrata con ghiaccio, per favore. –

Dopo essersi scolato quattro cedrate con ghiaccio e aver placato la sua sete, Piscopo uscì dal bar e si diresse a piedi verso il cancello di entrata di casa sua. Risiedeva al 5° piano in una palazzina anni 70’, senza ascensore, dove abitavano più che altro anziani, soprattutto ai piani più bassi, qualche tossico e alcuni disadatti sociali. Arrivò al 5° piano del palazzo che i suoi polmoni erano quasi collassati dalla fatica. Piscopo non era mai stato atletico o minimamente in forma. Gli piaceva la sua casa e soprattutto gli piaceva pensare che ogni volta che usciva di casa, grazie a quelle cinque rampe di scale, il suo fisico si performava.

Le quattro cedrate da mezzo litro l’una più il ghiaccio si facevano sentire così Piscopo iniziò nervosamente a cercare le chiavi nelle tasche dei pantaloni e poi in quelle del soprabito, nel frattempo saltellava per la pressione come un ballerino di danze irlandesi. Alla fine le trovò e entrando in casa come un fulmine, buttò il soprabito sulla poltrona. Si stava dirigendo a gran passo verso il bagno quando il campanello suonò. Camminando come un pinguino Piscopo si precipitò verso la porta, l’aprì e senza guardare gridò:

– Non mi serve niente, grazie!!! –

Da fuori arrivò tonante una voce:

– Ma come si permette! – e per sottolineare lo stato d’animo poco tranquillo una mano apparve dallo spiraglio lasciato aperto della porta e lo agguantò per il bavero.

– Polizia, non ti muovere! –

Con quella mano pesante sul coppino, Piscopo fu costretto a girarsi e così vide un uomo sulla cinquantina con barba folta nera e occhi neri come carbone e una pelata che a quella luce della notte sembrava riflettere la luce lunare.

– Lei è il Signor Carmine Piscopo? –

– Certo che sono io! –

– Bene! Allora mi dovrebbe seguire subito in commissariato! –

– No. Aspetti. –

– Sta facendo resistenza a un pubblico ufficiale? –

– No no, non mi permetterei mai! Dovrei solo andare un secondo in bagno. –

– Non c’è tempo. Venga subito con me. –

Il Commissario con ancora la mano sul coppino di Piscopo lo trascinò fuori dalla casa e sempre in questa posizione per tutta la tromba delle scale fino al cancello. Solo a quel punto Piscopo si accorse di aver lasciato in casa il suo soprabito con annessi tutti i suoi documenti.

– Commissario, aspetti! Ho lasciato il soprabito in casa. Sono senza documenti. –

– Forza veloci! Andiamo a prenderli! –

Si precipitarono su per le scale. Il Commissario cambiò stretta, la sua mano dal coppino passò al braccio, Piscopo invece cercava di pensare al fatto che non dovesse andare in bagno.

– Non mi scappa. Non mi scappa. – era diventato il mantra di Piscopo che a ogni gradino, con la possente presa del Commissario al suo braccio, e già con il fiatone, procedeva sempre più lentamente scalino dopo scalino.

– Commissario…dovrei assolutamente…. andare in…..bagno. –

– Stia zitto…..Piscopo… , lei…non deve….parlare. –

Dopo cinque piani erano tutti e due senza aria nei polmoni e avevano la faccia completamente rossa. Il commissario dal quarto piano aveva desistito alla salda presa su Piscopo optando per il pratico e anch’esso saldo corrimano in legno che delineava le scale. Piscopo era tutto gobbo e le sue gambe avevano assunto la forma di una x. La porta, che era rimasta aperta, permise al Commissario di entrare nella casa di Piscopo e prendere il suo soprabito. Controllò se i documenti fossero al loro posto e richiuse con la faccia ancora rossa ed il fiatone. Il Detective Piscopo ora aveva assunto la forma di una u rovesciata, si appoggiava con le mani sul pavimento con il forte desiderio di buttarsi per terra e farsela addosso.

– Forza andiamo in Commissa..-  un tuono sinistro interruppe le parole del Commissario e in meno di 10 secondi le strade iniziarono a macchiarsi di goccioloni trasformando l’asfalto in pelliccia di dalmata, finché la pioggia dal cielo scrosciò rumorosamente ricoprendo completamente le strade d’acqua.

La discesa fu meno drammatica, ma arrivati in strada ormai stracolma d’acqua, Piscopo prese la decisione tragica di lasciare libero sfogo alle cedrate bevute. Stava fermo come un palo con le gambe leggermente divaricate mentre il Commissario chiamava la centrale e stava organizzando il trasporto di Piscopo al Commissariato. Il Commissario e il suo secondo, che era rimasto comodamente nella volante evitandosi la seconda salita e la pioggia, presero Piscopo sotto le braccia e senza troppe buone maniere lo fecero sedere nei sedili posteriori della volante e una volta chiuse le portiere, la macchina partì. Nella macchina regnava una puzza di umidità mista a quella di soprabiti e pantaloni bagnati, sudore e  lettiera per gatti.

La pioggia era fitta fitta e il tergicristallo della macchina faceva gli straordinari andando a una velocità folle per permettere al secondo, che era alla guida della volante, di avere una buona visibilità. Piscopo era sdraiato prono sui sedili posteriori esausto da questi ultimi avvenimenti e con gli occhi chiusi i suoi pensieri erano rivolti alla pace assoluta, ai verdi pascoli illuminati da un sole accecante e al Dalai Lama. Il Commissario era anche lui stravolto e si era accasciato sul sedile anteriore vicino al secondo e, mentre la radio della polizia impazzava dicendo parole incomprensibili, i suoi pensieri erano rivolti alle scale mobili, agli scivoli e a Superman.

La stanza degli interrogatori era austera come quelle che si vedono nei telefilm polizieschi americani, solo che tutto era più squallido e sudicio: muffa alle pareti e sporcizia negli angoli, un cestino stracolmo di immondizia e al centro un tavolo con due sedie. Piscopo che era stato trascinato fino alla sedia, ora stava con la testa appoggiata sul tavolo e le mani che gli penzolavano nel vuoto. Il Commissario entrò nella stanza di corsa, sbattendo la porta per chiuderla.

– Allora “Detective Piscopo”! – iniziò l’interrogatorio con una ironia tutt’altro che velata.

– Lo sa che lei è stata l’ultima persona vista sulla scena del duplice omicidio nella casa della famiglia Bossi? – continuò il Commissario.

– Una donna, presumibilmente una sventurata prostituta, morta in un armadio con 3 colpi di pistola e la Signora Bossi freddata sul pavimento con un colpo della stessa pistola nella testa. –

Piscopo non reagì a questa notizia rimanendo inerme con la testa sul tavolo, così il Commissario lo prese per il bavero e con la forza lo fece stare dritto sulla sedia. A quel punto il Commissario gli ripeté urlandogli le stesse parole che aveva già detto e aggiunse:

– Lei Piscopo non ne sa niente? –

– Il Signor Bossi ha fatto il suo nome: dice che tornando a casa lo ha trovato con la pistola ancora che fumava e sua moglie morta e una donna sconosciuta morta nell’armadio. –

– Dice che avete lottato, ma alla fine lei è riuscito a fuggire. –

– Lei è stato visto anche dai vicini prima, che si aggirava fuori dalla casa dei coniugi Bossi. Tre ore, dico tre ore, fuori dalla casa e poi è stato di nuovo visto che entrava e poi come un gran finale e stato di nuovo visto da un passante che usciva dall’abitazione tutto barcollante. –

– Piscopo io ho dei testimoni. Io la sbatto in prigione per tutta la vita! –

Piscopo ora seguiva entusiasta e attento il discorso del Commissario pensando dentro di sé:

– Deve essere stata per forza la Signora Bossi gelosa come era avrà ammazzato tutti. Si si deve essere per forza lei! –

Ora ad alta voce:

– Commissario ha valutato l’ipotesi che a commettere l’omicidio possa essere stata la Signora Bossi? – chiese Piscopo.

– Ma che cazzo dice Piscopo, lei mi sta facendo incazzare come un puma. –

– Piscopo lei deve stare MOLTO ATTENTO! –

Piscopo, che era immerso nelle sue elucubrazioni investigative, non prestò alla sfuriata del Commissario. Era talmente preso dai suoi pensieri che ebbe delle vampate di calore, così decise di togliersi il soprabito tutto bagnato. Nel farlo gli caddero dalle tasche tutto il loro contenuto e un bossolo di una pallottola.

Piscopo si stava muovendo dalla sedia per raccogliere i propri effetti quando il Commissario che aveva visto il bossolo cadere tuonò:

– Piscopo cazzo, non si muovi! Porca troia non deve muovere il culo! –

Piscopo che ormai non ascoltava più le parole del Commissario, si allungò per prendere i suoi effetti, così il Commissario si scaraventò con un gesto plastico scivolando prima sul tavolo e poi a due mani afferrando Piscopo e buttandolo a terra che, senza accorgersi, si ritrovò con la schiena sul pavimento e il Commissario prono su di lui.

– Ammanettate questo pezzo di merda! – continuò da sdraiato il Commissario.

Il secondo era fermo in un angolo con la bocca aperta per la prodezza compiuta dal Commissario, ma sentendo quelle urla si schiodò dallo stallo e rapidamente ammanettò Piscopo. Il Commissario con un fazzoletto bianco intonso raccolse il bossolo e ordinò al secondo di portarlo subito alla scientifica.

Piscopo aveva perso ogni nozione di tempo, luogo, causa ed effetto. Era “trattenuto” in quella stanza da due giorni e due notti e ormai era completamente fuso e pensava di essere in un albergo a due stelle e mezzo con dei camerieri maleducati e scortesi.

– Scusi cameriere mi può portare una cedrata con ghiaccio? –

– Ma perché questi camerieri sono così incompetenti? – pensava ad alta voce Piscopo.

L’interrogatorio era stato molto duro e Piscopo era stato effettivamente maltratto duramente dal Commissario e dai suoi sottoposti. Il Signor Bossi aveva riconosciuto Piscopo e quindi era stato scagionato come primo indiziato. Il bossolo caduto dal soprabito di Piscopo combaciava perfettamente con i proiettili che avevano ucciso la prostituta e la Signora Bossi.

– Sicuramente a uccidere il Signor Bossi deve essere stata la prostituta, taccagna come era la Signora Bossi non le avrà lasciato la mancia e su tutte le furie li avrà uccisi.

– Si si è andata sicuramente così. – pensava Piscopo più convinto che mai.

Il Commissario entrò nella stanza portando sotto braccio una cartelletta beige e con la faccia scura che emanava sconcerto, malinconia e tristezza.

– Piscopo lei è innocente! – incomincio il Commissario.

– Questo è sempre stata l’unica certezza! – replicò Piscopo.

– Ve l’ho già detto è stata la prostituta per questioni di giochi erotici finiti male o forse anche per una questione di mancia o di eredità. –

Il Commissario aveva le mani sulla faccia e quasi gli veniva da piangere per la disperazione. Non riusciva a capire se fosse un genio o un pazzo malato, rimbambito, eccentrico, malato, pazzo, malato.

– Piscopo abbiamo ritrovato sulla scena del delitto il suo registratore – continuò il Commissario.

– Logico! – esclamò Piscopo.

– Il registratore fa parte del kit del perfetto ornitologo, cioè volevo dire palombaro, no aspetti banchiere….no no aspetti ce l’ho sulla lunga della pinta….caspita avrei voglia di una pinta di cedrata… –

– Scusi cameriere mi può portare una pinta di…-

– Detective! Ispettore! Poliziotto! Investigatore! – Piscopo fu interrotto bruscamente dal Commissario che continuò dicendo:

– Piscopo lei mi fa venire voglia di bestemmiare! Io finito questo caso ritorno a dirigere il traffico! E sappia che è una scelta ASSOLUTAMENTE volontaria! –

– Detective!- esultò Piscopo facendo un piccolo salto sulla sedia.

– Ecco finalmente mi è venuto in mente! Lei lo sapeva Commissario? –

– Piscopo adesso che ha capito che mestiere svolge deve concentrarsi e stare assolutamente zitto! – riprese serio il Commissario.

– Sotto il letto della camera dove è avvenuto il delitto nella villetta dei Bossi abbiamo ritrovato il suo registratore che stranamente era acceso. –

– Certo l’ho acceso io prima di entrare nell’abitazione. Lo sa Commissario che registra quasi 8 kg all’ora senza mai spegnersi.

– Zitto! Zitto! Cazzo. Mi faccia finire. – lo interruppe per l’ennesima volta il Commissario.

– Deve stare molto attento! – continuò.

– Abbiamo ritrovato il suo registratore che conteneva tutta la conversazione tra lei e i coniugi Bossi e poi solo con i coniugi Bossi. L’abbiamo incastrato subito quello schifoso di un marito maniaco. –

– Lei è libero Piscopo. – Concluse il Commissario.

I due rimasero muti faccia a faccia senza che nessuno dicesse più una parola. Su una sedia il Commissario bianco in viso, provato fisicamente da quel colloquio e dal trattenersi nel bestemmiare, picchiare, malmenare, stordire, massacrare di botte Piscopo. Davanti a lui Piscopo con un sorriso a 36 denti e tra sé e sé tirava le somme del caso Bossi:

– Come al solito le differenze razziali non devono venir prese sotto guancia. Poi succedono questi casini. Gente che si ammazza per delle pidocchiose eredità senza pensare che non è importante da dove vieni, di che colore sei, ma quello che fai! –

– Se ne vada! Per piacere. – concluse il Commissario, come se avesse sentito il riepilogo mentale di Piscopo e come se stesse esalando le sue ultime parole continuò:

– Rilasciate il “Detective” Carmine Piscopo! Subito! Grazie. Subito! – il Commissario strinse la mano a Piscopo e sparì in una stanza in fondo a un corridoio del commissariato.

Piscopo ora in piedi stava stava ancora finendo il suo ragionamento:

– Devo ricordarmi sempre di dare le mance alle prostitute! –

– Un altro mistero risolto dal Detective Piscopo. Tutti sono felici e soprattutto io, che ho risolto con ineffabile bravura investigativa l’ennesimo caso! –

Piscopo stava tornando a casa a piedi dal commissariato, ma una volta davanti al suo bar di fiducia decise di fermarsi a bere una cosa veloce:

– Cedrata con ghiaccio, per favore. –

 

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