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Due Lune sono meglio di Una

Due Lune sono meglio di Una

Due Lune sono meglio di Una 1200 888 Yuri Guccione

Credo non ci sia cosa più bella che leggere in treno. Guardi qualche vigna, le colline verdi, poi a un certo punto fa capolino il lago e tutti i suoi riflessi incantati.

Ma il lago lascia spazio alla città e alle macchine. L’unico ricordo del viaggio è quella brezza del lago: pungente e inconfondibile che resiste allo smog e trasportata dal vento si diffonde per tutta la città. Ma la parte più bella è il viaggio, il treno, la velocità e il controllore che ti chiede il biglietto. Persone che parlano altre lingue, altri paesaggi, particolari mai visti. In questa atmosfera io di solito leggo, leggo quello che capita, un romanzo, una rivista, un giornale.

Ultimamente ho letto 1Q84 di Haruki Murakami. Questo è stato il primo libro che ho letto dello scrittore giapponese. Il libro mi è stato regalato a Natale ed è rimasto immobile per qualche settimana sulla mia scrivania impolverata. Un giorno nonostante il grosso volume del libro, l’ho ficcato nello zaino e tornando da Lugano ho iniziato a leggerlo. I treni che prendo in verità sono due l’S10 da Lugano a Chiasso e il regionale S11 da Chiasso a Milano Porta Garibaldi. Il percorso all’incirca dura sulle 2 ore. Mi metto comodo nei sedili del treno e inizio a leggere. Dopo due righe gli occhi iniziano a chiudersi. Povero Murakami la colpa non è sua ma della pesante giornata che ho passato in università. Mi sveglio a Chiasso. Poco male c’è ancora tanto tempo prima di Milano. Cambio treno e sono di nuovo a pag. 1. Ormai è diventata un questione di principio. Rileggo le due righe e miei occhi si soffermano su due parole in corsivo: Sinfonietta Janáček. Tra di me penso che il brano non mi è nuovo. Ho ben presente quella musica. Durante le ore di storia della Musica al liceo il mio professore ne parlava spesso. Il buon Maestro Pulcini ha pubblicato diversi libri e forse in Italia ne è lo studioso più accreditato. In classe ci raccontava le sue avventure in Boemia, cercando documenti su Janáček in biblioteca, ascoltando le opere nei teatri e vivendo l’atmosfera delle città in cui passava. Di Janáček e di quelle lezioni mi ricordo soprattutto eventi biografici del compositore ceco. Una infanzia povera. Senza pianoforte era costretto a studiare su un pezzo di cartone su cui aveva disegnato i tasti del pianoforte. Il matrimonio infelice e l’amore platonico verso una ragazza. In classe forse avevamo parlato e ascoltato della Sinfonietta, sicuramente, ma gli anni passati hanno reso opachi i miei ricordi. Ricordi opachi come quelli di  Aomame, chiusa in un taxi, che ascolta la Sinfonietta di Janáček e cerca di capire quando le era già capito di ascoltarla. Scesa dal taxi sente invece Billie Jean di Michael Jackson provenire da una macchina incolonnata nella tangenziale.

Continuo a leggere e in pochi capitoli le musiche inserite nella storia diventano davvero tante. Così tante che finiti i tre volumi mi viene voglia di catalogare tutti i compositori, musicisti citati o descritti da Murakami nei 1Q84.

In ordine cronologico si parte con John Dowland, Marcel Dupré, TelemannRameau, Vivaldi, Bach, Beethoven, Haydn, Sibelius, Janáček, Armstrong, Michael Jackson, Queen e Abba. Questi sono solo la maggior parte dei signori che Murakami tira in ballo in questo Waltzer bellissimo che sono i 1Q84.

Un musicista o uno studente di musica come me si sente lusingato nel leggere e sentir parlare della musica per tastiera di Rameau, del clavicembalo ben temperato di Bach e del Concerto per violino di Sibelius.

Stizza e sfida. Stizza, sfida e un po’ di presunzione. Queste le mie seconde emozioni. Un giapponese che mi viene a parlare della Sinfonietta di Janáček. Sarà capace? Chissà cosa si inventa? Nelle mie parole non c’è assolutamente razzismo o altro. Solo che ci si dimentica di quanto la cultura giapponese sia occidentalizzata. In 1Q84 a  parte la cucina, i nomi, i luoghi, tutto il resto è assolutamente occidentale. Io personalmente sono sempre stato attratto dalla cultura giapponese: le arti dell’ikebana, del kabuki e dello shodō. Credo che un lettore vergine di Murakami come me si aspetti un romanzo “giapponese” e invece sbatte contro un libro che ha un’aria occidentale e potrebbe essere benissimo ambientato a Parigi, Milano o New York.

La musica di cui parla Murakami è molto lontana dalla sua terra, dalla sua cultura. Ma è proprio questa l’incredibile sorpresa del romanzo.

La trama non sembra continuare senza che ci sia un elemento musicale che lo accompagni. Aomame nel taxi e Janáček, Tengo che si taglia la barba ascoltando Telemann e dopo aver fatto sesso ascolta con la sua amica Armstrong, Fukaeri e Bach e alla scoperta dei Rolling Stones, Ushikawa nella vasca da bagno mentre si “sorbisce” il concerto di Violino di Sibelius.

Musica che da senso di movimento spaziale, di stasi rilassante ed eccitazione dinamica. Musica protagonista o in secondo piano ma, che è sempre lì che aspetta il suo turno, aspetta di riempire qualche riga e rendere vera qualche emozione.

Ma il vero protagonista è la Sinfonietta di Janáček. Un protagonista in carne e ossa. Conosce e frequenta tutti i protagonisti di 1Q84, li accompagna alla ricerca delle propri obbiettivi. Diventa una figlia adottiva di Aomame e Tengo. Una figlia che fa compagnia in un mondo diverso come 1Q84. E’ come se la Sinfonietta di Janáček sia la causa scatenante di tutte le vicissitudini. Un portale che apre un nuovo mondo. Un mondo in cui la stessa Sinfonietta è padrona. Un “mondo a parte”, che viaggia in modo parallelo al nostro e nonostante questo così vicino a tutti noi.

Io ho trovato 1Q84 un libro coinvolgente. Una droga leggera da cui fai fatica a staccarti, che crea una seria dipendenza. Una droga che confonde tutti, i protagonisti e i lettori. Vivere in un mondo come il nostro. Come facciamo tutti noi. Giorno dopo giorno. Routine. Vivere senza saper distinguere realtà e finzione. Le abitudini ci rendono forti ma è davanti alle forti emozioni e ai grandi eventi della vita che ci si rende conto di cosa sia necessario e di cosa sia superfluo. Credo che quello di Murakami sia un avvertimento. Un monito. A volte si perde la bussola, si deraglia in strane direzioni. Tutti vicoli ciechi. Si continua a cambiare strada e in modo sistematico si arriva davanti a un muro. Allora si scende ancora, si creano delle reti sempre più fitte e profonde. Ci si allontana da noi stessi, dal mondo e dall’universo. Sempre più infondo. Tutto nero.Buio. Basta una scala antincendio o riscrivere un libro e ci si accorge che siamo lontani e in caduta libera. E’ come aprire gli occhi e tutto intorno è nero e buio. Quello però è il punto di partenza per capire e pian piano risalire. Difficile a farsi. Solo emozioni e sentimenti puri. Nessuna trasgressione. Ecco nella morale l’animo giapponese di Murakami. Obbiettivi chiari e personaggi confusi, alla ricerca (forse per questo il terzo volume è meno “interessante”). Perché è come vedere un topo affamato in un labirinto che cerca il formaggio. Nel percorso però capisce perché vuole il formaggio e si accorge che alla fine non è poi così affamato. Una morale zen, dove gli sbagli non sono ammessi e solo pochi possono  percorrere quel percorso.

Ci tenevo descrivere il romanzo dal punto di vista di un musicista o uno studente di musica, ma esprimere le miei emozioni dopo la lettura di un romanzo così “forte” era per me necessario.

 

© Yuri Guccione 2019. All rights reserved.